Circolo di cultura cinematografica “Segni Nuovi”

Sala della Comunità “Giovanni Paolo II”

c/o Parrocchia SS Paolo e Bartolomeo,

programmazione di

Sabato 2/4/2011 e Domenica 3/4/2011

 

COMUNICATO STAMPA

 

Il circolo di cultura cinematografica SEGNI NUOVI che opera nella “Sala della Comunità – GIOVANNI PAOLO II” (Parrocchia SS.Paolo e Bartolomeo di

Alcamo) ha il piacere di annunciare la proiezione di un film davvero speciale e intenso. Un film che in tutta Europa sta coniugando contenuti di grande qualità e incassi notevoli che ha vinto il premio della giuria al festival di Cannes, il Caesar e che è stato candidato (per la Francia) all’Oscar come miglior film straniero.

Per presentarlo utilizziamo le parole del più laico (e laicista) dei giornali francesi:

“UOMINI DI DIO emoziona atei e credenti, spettatori di destra e di sinistra, cinefili, amanti della meditazione e della natura incontaminata. Un miracolo!” (Libération – 25 settembre 2010) Il film racconta la storia (vera) di un gruppo di monaci cistercensi a Tibhirine, tra i monti del Maghreb che nel 1996 si trovano a “ragionare”

sulla decisione di abbandonare o meno il loro monastero sull’incalzare dell’integralismo islamico che aveva preso il sopravvento. L’esplorazione del dialogo interreligioso e dell’incontro tra culture parte dal testamento di Frère Christian de Chergé, scritto tre anni prima del suo martirio che verrà consegnato a tutti gli spettatori che assisterano alle proiezioni.

La vicenda dei monaci di Tibhirine è raccontata nel libro PIU’ FORTI DELL’ODIO di Frère Christian de Chergé. Edizioni Qiqajon (Comunità di Bose) che potrà essere acquistato dagli spettatori direttamente in sala.

 

 

UOMINI DI DIO

Proiezioni Sabato 2/4/2011 ore 20:30 e Domenica 3/4/2011 ore 19:30

 

 

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Enzo-Di-Franco-Forme e colori di Sicilia e d’Italia

Forme e colori di Sicilia e d’Italia

La Mostra “Forme e colori di Sicilia e d’Italia” omaggio del pittore Enzo Di Franco

presso la sala Rubino del Centro Congressi Marconi sarà fino al 31 marzo 2011.

Orario di visita 10:00/13:00, 17:00/20:00

www.enzodifranco.it

La Coerenza di un artista – di Ernesto Di Lorenzo

Renato Guttuso diceva che un artista non dovrebbe mai tradire il rapporto di comunicazione col suo pubblico. L’arte, cioè, dovrebbe raccontare sempre la vita senza filtri ed infingimenti. Di questo assioma è rimasto un fedele interprete Enzo Di Franco, il cui linguaggio pittorico si è sempre caratterizzato per l‘immedita schiettezza. Oltre quarant’anni di pittura vissuti con grande coerenza stilistica, stagioni esistenziali e creative che si sono succedute lungo un preciso filo conduttore: fissare sulla tela personaggi e paesaggi, stati d’animo e atmosfere con la forza delle semplicità. Il figurativo, dice Enzo Di Franco, è tutt’altro che finito. Anzi, ha ancora enormi potenzialità espressive. E il pittore siciliano da un bel pò di lustri le sta via via esplorando, allargando il suo raggio d’osservazione a storie, realtà, temi che meritano di essere rappresentati e raccontati. La vita agreste, l’epopea della tonnare, i mercati popolari, le feste tradizionali sfilano in un’ideale galleria di immagini e di colori, e costituiscono il suo mondo poetico. Proviamo a ripercorrere l’itinerario artistico di Enzo Di Franco, a cominciare dal suo soggiorno a Milano negli anni Settanta con le prime mostre e i primi risultati di una ricerca estetica che parte dal post-impressionismo e soprattutto da Paul Cézanne. Una ricerca che intende la pittura come emozione, come luce, come “capacità di far sentire l’aria”. Sono di quegli anni le vedute in cui predominano cromatismi più sfumati – il color ocra, il verde tenue, il grigio – attraverso cui l’artista raffigura, dipingendo “en plein air”, la campagna alcamese e i paesi devastati dal terremoto del Belice.
La nostalgia della Sicilia indirizza l’artista verso la rievocazione di cose e persone del proprio substrato culturale: una tensione ideale, questa, che per Di Franco continua anche dopo il rientro nella sua Alcamo. E’ la stagione artistica dei “luoghi della memoria”, titolo che ben etichetta le sue opere dei primi anni Ottanta: le vie, i campanili, i tetti della sua città, ma anche gli scorci di Erice e di Segesta, sono rivisitati con pathos e con la speranza che il patrimonio del passato sopravviva all’appiattimento del futuro. Progressivamente lo sguardo di Enzo Di Franco si apre su altre suggestioni dell’immaginario siciliano: gli orizzonti marini, le barche ormeggiate nel porto, il lavoro dei pescatori. Lo spirito d’osservazione mutuato dalla sua formazione scientifica (Di Franco è laureato in geologia e per anni ha insegnato matematica) s’intreccia con la sensibilità lirica del pittore. A questi due aspetti della sua personalità si aggiunge una curiosità quasi da antropologo per i riti popolari, le sagre paesane, le tradizioni culturali.
Alla sua prima mostra all’estero (Basilea, 1991) Enzo Di Franco espone le sue prime tele sull’epopea delle tonnare: un tema, questo, che approfondirà lungo tutti gli anni Novanta. I preparativi nell’antica camperia, l’ansia dell’attesa, la “passa” dei tonni, le reti che si gonfiano, le aste uncinate che si protendono, la vita e la morte che si scontrano. Tutto questo rivive in una sequenza di facce, di gesti, di stati d’animo. Per conservare la memoria storico di questo autentico paradigma della tradizione marinara mediterranea, Di Franco elabora un progetto culturale che in chiave multimediale integra la pittura con la fotografia, il video con le “cialome” (gli antichi canti dei tonnaroti), e con il racconto orale. Ed in questo senso si rivela anche un abile affabulatore. Questo progetto itinerante tocca Città del Mare, Alcamo, Ischia, Budrio, Ferrara, Castenaso, Sansepolcro, Città di Castello, Gubbio e soprattutto Budapest dove la mostra rimane per sei mesi, tra il ’96 e il ’97. E poi Latina, Palestrina, Trapani, Anghiari, Arezzo, Asolo, Todi . La rappresentazione della mattanza, in tutte le sue fasi, è una tappa fondamentale del viaggio di Enzo Di Franco nell’universo siciliano alla ricerca della sua intima essenza: colori ed umori, drammi e speranze, volti e risvolti dell’Isola. In questa esplorazione umana ed estetica della Sicilia l’artista Di Franco avverte il fascino delle fiere e dei mercati popolari: la curiosità della gente, la variopinta abbondanza delle stoffe, della frutta e dei fiori, la gestualità dei venditori. Un campionario di varia umanità, un caleidoscopio di istantanee, uno spontaneo teatro del quotidiano. E dopo essersi calato in quest’atmosfera per registrarne rituali antichi eppure attuali, il pittore alcamese si proietta verso altre realtà popolari per coglierne analogie e differenze con la tradizione siciliana. Ecco dunque il mercato della Bassa padana o di Basilea o di Budipest, il mercato dal nome pittoresco come la Vucciria o semplicemente anonimo, nella scenografia di un centro storico o di una periferia urbana. Qui e di là Di Franco trova un patrimonio di vitalità, di fantasia, di diversità e pensa bene di raffigurarlo quasi per preservarne la memoria da mode consumistiche ed da orientamenti economici che omologano ogni cosa. In tempi di globalizzazione, di ipermercati in serie, di discount tutti uguali, il suo impegno di artista assume una valenza di testimonianza civile. Ce ne è abbastanza per realizzarne una nuova mostra monotematica da portare in giro per l’Italia. E andando di città in città Di Franco trova ispirazione nel variegato paesaggio italiano – il centro storico di Ferrara, le marine d’Ischia, le città turrite della Valtiberina – e scopre altre espressioni di cultura popolare, lasciandosi sedurre dai caroselli di tipo medievale e dai raduni di mongolfiere. In queste manifestazioni il colore dilaga e Di Franco non perde l’occasione di raffigurare lo spettacolo degli sbandieratori di Gubbio e San Sepolcro e dei palloni aerostatici di San Zeno e di Cassola. Ma, per dirla con Vincenzo Consolo, ogni uomo, e soprattutto ogni artista, è un “ulisside” che naviga verso nuovi orizzonti ma sogna sempre il ritorno alle proprie radici. Così Di Franco ritrova, in questa nuova fase creativa, le atmosfere e i paesaggi a lui più familiari e cari. Riscopre – ora con cromatismi più forti e decisi – le sue colline e ne raffigura i vigneti, gli ulivi, i fichi d’india, gli antichi bagli.E sullo sfondo di questo scenario naturale evoca i riti e i ritmi del mondo contadino di un tempo. Un mondo rurale che fa da contraltare a quello marinaro. I vendemmiatori da un lato, i pescatori dall’altro. I due versanti della civiltà siciliana del lavoro scorrono così su due binari paralleli, costituendo per Di Franco i due grandi filoni tematici della sua pittori, di cui questo catalogo rappresenta la sintesi ideale.
Altre sorprese ci riserveranno le pennellate nette e sicure di Di Franco. Lungo il suo itinerario artistico si profilano altri luoghi da descrivere, altre storie da raccontare. Il viaggio del nostro amico Enzo continua.

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Il Sindaco Giacomo Scala e l’Assessore alla Cultura Francesca Messana sono lieti di invitarla al terzo incontro della rassegna

“Finalmente è venerdì”

Incontri e scontri sui temi della contemporaneità, che si svolgerà presso la Sala Rubino del Cinema Marconi il

18 Marzo 2011 alle ore 18:30

Il terzo incontro avrà come ospite

Beatrice Monroy

con la presentazione del libro ” Elegia delle  donne Morte ”
Ne discute con l’autore: Enzo Di Pasquale Giornalista-scrittore

Le donne si raccontano sempre, cercano nelle altre complicità e ascolto, si scambiano storie allegre, comiche e tristi, creano cerchi, confidenze, solidarietà.

In Elegia delle donne morte alcune donne rievocano vicende personali, incrociando i loro destini.

Sono donne che non ce l’hanno fatta, donne perdentiche, trovandosi a un bivio cruciale della loro vita, si sono ritratte affogando nel silenzio.

Tutti i destini narrati hanno una comune origine in una notte di scirocco. Un fuoco devasta le montagne attorno alla città, qualcuno ne approfittaper dare fuoco al grande Archivio, memoria di una città senza nome, una città fantasma e donne di Palermo.

Chi ha dato fuoco aal’Archivio? E perchè? Questo è il prologo e anche la domanda a cui ciascun racconto cercherà di dare una risposta.

Poi siamo in un’alba invernale davanti a una chiesa. Piove. Uno sparuto gruppo di donne si ritrova davanti al portone, la perpetua apre e le fa accomodare, le anziane hanno il velo in testa, le giovani no, tutte hanno lo sguardo impaurito e una gran fretta di confessarsi. A una a una si avvicinano al confessionale dove li attende il prete, nervoso anche lui, perchè LE DONNE non gli hanno dato neanche il tempo di prendere il caffè, Parlano, parlano, si alzano e vanno a pregare davanti al Cristo appreso sull’ alatare con le carni sanguinanti.

Attarverso le confessioni si dipanano le storie di donne contemporanee di varie età, appartenenti a mondi diversi, tenute insieme dal ricordo di un incendio in un’estate di scrirocco e narrate in un umido inverno d’abbandono.

In collaborazione con la
Libreria Mondadori di Alcamo

Per essere informata/o dei successivi appuntamenti comunica la tua email

infoturismo@alcamo.tp-net.it

assculturaspettacolo@libero.it


oppure cerca su facebook

“Finalmente è venerdì”

o Libreria Mondadori Alcamo

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Fratelli d’Italia
L’Italia s’è desta,
Dell’elmo di Scipio
S’è cinta la testa.
Dov’è la Vittoria?
Le porga la chioma,
Ché schiava di Roma
Iddio la creò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi,
Perché non siam popolo,
Perché siam divisi.
Raccolgaci un’unica
Bandiera, una speme:
Di fonderci insieme
Già l’ora suonò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

Uniamoci, amiamoci,
l’Unione, e l’amore
Rivelano ai Popoli
Le vie del Signore;
Giuriamo far libero
Il suolo natìo:
Uniti per Dio
Chi vincer ci può?
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

Dall’Alpi a Sicilia
Dovunque è Legnano,
Ogn’uom di Ferruccio
Ha il core, ha la mano,
I bimbi d’Italia
Si chiaman Balilla,
Il suon d’ogni squilla
I Vespri suonò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

Son giunchi che piegano
Le spade vendute:
Già l’Aquila d’Austria
Le penne ha perdute.
Il sangue d’Italia,
Il sangue Polacco,
Bevé, col cosacco,
Ma il cor le bruciò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò

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150° Anniversario Unità d'Italia

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